Collezione Permanente
1. Arte e ideologia
Avanguardie e Cultura Popolare
Bologna è stata spesso definita come un “laboratorio politico e intellettuale” per l'Italia. Tale vocazione si rivela anche nei documenti che testimoniano la progettualità della Galleria d'Arte Moderna fin dalla sua apertura nel 1975 e in molte opere delle sue collezioni. Tra le più note si annovera Funerali di Togliatti di Renato Guttuso, quadro della grande adunata che accompagnò il feretro dello storico segretario del PCI. Lo stesso Guttuso dà voce alle parti in prosa nella pellicola La Rabbia di Pier Paolo Pasolini (nato a Bologna nel 1922), il quale è a sua volta protagonista nell'azione Intellettuale di Fabio Mauri tenutasi alla GAM proprio nel 1975. Da lì a pochi mesi il grande regista e poeta sarebbe tragicamente morto e del suo lutto ne propongono un'intensa elaborazione gli scritti di un pittore come Zigaina. Il film di Pasolini è qui presentato con un emblematico estratto a conferma del clima culturale dell'epoca, di un antifascismo memore della lotta partigiana e di istanze rivoluzionarie che proprio a Bologna davano luogo a dibattiti e pubblicazioni come Avanguardie e Cultura Popolare. Tra i protagonisti c'erano anche l'artista Sebastian Matta e il grande storico dell'arte Giulio Carlo Argan, il quale, in riferimento alle scelte militanti di Guttuso, avrebbe poi commentato che la querelle di questo periodo tra Realismo e Formalismo può concretizzarsi in scelte per le quali «l'artista rinuncia alla propria autonomia di ricerca e di espressione perché ha già realizzato la propria libertà morale con la scelta ideologica».
Street Art NY – BO: Omaggio a Francesca Alinovi
«L’attuale arte d’avanguardia, più che sotterranea, è arte di frontiera; sia perché sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan, sia perché, anche metaforicamente, si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed élite, bianco e nero (alludo al colore della pelle), aggressività e ironia, immondizie e raffinatezze squisite. Questi artisti sono simultaneamente “penne nere e visi pallidi”, e sono i nuovi kids di New York». Francesca Alinovi descriveva così il fermento che attraversava la Grande Mela tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Un contesto nel quale nascono spazi come Fashion Moda e dai quartieri malfamati come il Bronx si diffondono i graffiti di Toxic, Daze, Crash e Futura 2000. I vagoni della metropolitana e i muri tempestati di tag sono parte integrante del panorama controculturale in cui si sviluppano i disegni-icona di Keith Haring e i calchi iperrealisti di John Ahearn.
Nel 1984 con la mostra Arte di Frontiera: New York Graffiti, Bologna celebra lo slancio creativo d’oltreoceano importandone gli stili e le forme espressive. Contemporaneamente la città sta vivendo un cambiamento: all’indomani delle manifestazioni studentesche del ’77, l’esperienza delle radio libere da voce alla nuova classe creativa. Riviste come “Frigidaire” raccolgono schiere di disegnatori e fumettisti (Andrea Pazienza su tutti) destinati a lasciare una traccia indelebile sugli sviluppi futuri.
La Pop italiana: il quotidiano come oggetto
La Pop Art italiana non è un fenomeno unitario e intreccia i propri percorsi con artisti che hanno operato nell'ambito del New Dada, della Nuova Figurazione, del décollages. A Roma, come a Milano e Bologna, la poetica Pop assume il quotidiano in una visione politicamente più marcata rispetto ai contemporanei protagonisti della scena inglese e americana. Il legno grezzo e il lavoro seriale di Mario Ceroli, i manifesti come “pelle dei muri” urbani strappati e incollati su tela da Mimmo Rotella e la pittura della cosiddetta “scuola di Piazza del Popolo” affrontano i simboli e i linguaggi di una quotidianità che è oggetto di tensione sociale e politica. Lo storico Maurizio Calvesi nel 1970 scriveva che «Franco Angeli appartiene alla generazione della violenza e i suoi dipinti la riflettono» attraverso una pittura «che nega la rappresentazione, privilegia il simbolo e ne esalta il mutismo». Mario Schifano si appropria di elementi iconici del mondo della comunicazione pubblicitaria e del televisivo corrispondendo ad essi con una peculiare velocità esecutiva pittorica. Concetto Pozzati esplora le possibilità stesse del pittorico attraverso strategie decostruttive di matrice neo-surrealista. La Pop italiana abbraccia il nuovo paesaggio del boom economico italiano, i nuovi oggetti e le immagini della modernizzazione del paese, l'avvento di una inedita cultura di massa, ma, anziché enfatizzare tali processi di trasformazione del sociale, continua a vigilare sulle nuove istanze con l'esercizio critico coessenziale all'essere artisti nell'Italia degli anni Sessanta.
Dino Gavina: il quotidiano come progetto
L'estetizzazione della vita moderna e la maggiore disponibilità economica delle famiglie italiane nel dopoguerra concorrono al forgiarsi di un nuovo gusto e alla comprensione dell'influenza del paesaggio visivo nel costituirsi delle nuove comunità. L'industria accoglie lo slancio di idee e forme che deriva da un design consapevole del proprio ruolo. Un grande protagonista di questa “avventura” è Dino Gavina. Grazie alla mostra presentata nel 2010, il MAMbo ha omaggiato lo straordinario imprenditore che da Bologna ha avviato numerose aziende, dato spazio alle idee di alcuni dei maggiori progettisti del dopoguerra (da Breuer a Takahama) e coinvolto artisti nell'allargamento degli orizzonti del design (da Fontana a Matta, da Man Ray a Balla, fino ai protagonisti dell'Arte Cinetica). In particolare l'incontro con Duchamp lo ha portato a fondare un omonimo centro, intitolato al maestro del Dadaismo, inteso come un aperto laboratorio culturale. La produzione industriale veniva quasi destituita di rilevanza a favore di un impegno per la comprensione e l'elaborazione stessa, delle linee di una modernità che si confrontasse con la storia dei prodotti culturali dell'uomo in vista del “progetto” del proprio futuro. Di tale spirito ne sono testimonianza anche le dichiarazioni di poetica e gli statement dei manifesti realizzati da Gavina o l'esortazione “all'autoprogettazione” maturata con l'impresa del Metamobile e l'intenso rapporto con intellettuali e designer come Enzo Mari.
Arte Cinetica e Programmata
A partire dal 1959 nuove logiche di condivisione progettuale e il diffuso desiderio di risvegliare una partecipazione attiva del pubblico animano dibattiti e confronti critici che preludono alla nascita del Gruppo N e del Gruppo T. L'analisi dell'opera, del suo determinarsi in condizioni mutevoli, del delinearsi in uno spazio-ambiente e in un contesto sempre più influenzato dalla tecnologia favorisce un clima di ricerca che porta alla realizzazione di dispositivi fluidi, dinamici, instabili. Talvolta prevale la dimensione percettiva e, anche in virtù delle contemporanee ricerche della psicologia della Gestalt, gli artisti si concentrano sulle qualità ottiche dei loro prodotti. In altri casi, colore, forma, luce si affidano agli effetti di materiali e ambienti che obbligano lo spettatore a muoversi in spazi variabili, integrando e realizzando l'opera stessa, completando la programmazione dell'artista con l'imprevedibile reattività del proprio incedere e del relazionarsi ad essa. Non a caso Umberto Eco, autore del fondamentale libro Opera Aperta (1962), sarà tra i maggiori sostenitori di questi inventori di “macchine cibernetiche”.
L'evolversi degli indirizzi di ricerca dei gruppi e dei singoli protagonisti di una necessaria sortita “dal quadro” in favore delle urgenze delle “nuove tendenze” dell'arte contemporanea è accompagnato e documentato da numerose pubblicazioni e manifesti, sintomatici di un'azione collettiva consapevole per una nuova ingegneria estetica delle forme e delle relazioni.


